Che cos’è un rootkit? I 7 esempi più terribili 

Di Tibor Moes / Aggiornato: gennaio 2024

Che cos'è un rootkit? I 10 esempi più terribili (2023)

I rootkit rappresentano una minaccia significativa per la cybersecurity, in quanto consentono agli aggressori di ottenere un accesso non autorizzato ai sistemi e di non essere individuati.

In questo articolo, imparerà a conoscere i sette attacchi rootkit più devastanti della storia, fornendo approfondimenti sui loro meccanismi e sul loro impatto.

Rootkit significato: Un rootkit è un pezzo di malware progettato per consentire agli hacker di accedere a un dispositivo bersaglio. Sebbene la maggior parte dei rootkit colpisca il software e il sistema operativo, alcuni possono infettare anche l’hardware e il firmware del computer.

  • Sony BMG Copy Protection Rootkit (2005): Un sistema di protezione dalla copia diventato un incubo per la sicurezza, questo rootkit è stato installato clandestinamente su milioni di computer. Ha colpito oltre 22 milioni di CD distribuiti da Sony BMG.
  • Rustock Rootkit (2006): Questo rootkit ha creato una delle più grandi botnet per l’invio di spam, mostrando la potenza delle minacce digitali. Le stime indicano che la botnet comprendeva tra 150.000 e 2,4 milioni di macchine infette.
  • Rootkit Mebroot (2007): Mirando furtivamente al Master Boot Record, Mebroot si è diffuso attraverso siti web compromessi. I siti infetti con questo rootkit hanno attirato da 50.000 a 100.000 visualizzazioni al giorno.
  • Rootkit Stuxnet (2010): Punto di riferimento nella guerra informatica, Stuxnet ha causato danni fisici al programma nucleare iraniano. Ha infettato oltre 200.000 computer e degradato 1.000 macchine.
  • Rootkit Alureon/TDL-4 (2011): Minaccia multiforme, Alureon/TDL-4 ha rubato dati e compromesso i sistemi di sicurezza. Ha infettato 1,5 milioni di computer negli Stati Uniti.
  • Rootkit ZeroAccess (2011): Noto per le sue motivazioni finanziarie, questo rootkit trasformava i computer infetti in fonti di guadagno. ZeroAccess era presente in almeno 9 milioni di sistemi.
  • Rootkit Flame (2012): Strumento sofisticato per lo spionaggio informatico, Flame ha preso di mira organizzazioni specifiche per la raccolta di informazioni. Inizialmente, ha infettato circa 1.000 macchine.

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Esempi di rootkit

1. Rootkit di protezione della copia di Sony BMG (2005)

Nel 2005, il mondo della musica è stato scosso da uno scandalo che andava ben oltre il solito gossip sulle celebrità. Sony BMG, un gigante del settore, ha inserito un rootkit in oltre 22 milioni di CD, come riportato dalla Electronic Frontier Foundation (EFF). Non si trattava di un rootkit qualsiasi, ma di una forma di protezione dalla copia che sconfinava in una grave violazione della sicurezza.

Una volta che un utente riproduceva uno di questi CD sul proprio computer, il rootkit si installava silenziosamente, scavando in profondità nel sistema. Apparentemente progettato per prevenire la pirateria, ha invece aperto la porta a una pletora di vulnerabilità di sicurezza, esponendo milioni di ignari amanti della musica a potenziali minacce informatiche.

Questo incidente ci ricorda come la gestione dei diritti digitali, se applicata in modo errato, possa portare a significative violazioni della privacy e della sicurezza.

2. Rustock Rootkit (2006)

Un anno dopo la debacle di Sony BMG, il mondo digitale ha incontrato Rustock, un rootkit che ha segnato una nuova era nelle minacce informatiche. Secondo SecurityInfoWatch.com, le stime sulle dimensioni della botnet Rustock variano in modo incredibile, con cifre che vanno da 150.000 a 2,4 milioni di macchine infette. Questa discrepanza di numeri evidenzia la natura sfuggente dei rootkit e la difficoltà di valutare il loro vero impatto.

Rustock non era solo una piccola seccatura; trasformava i computer infetti in zombie, parte di una massiccia rete botnet utilizzata per inviare e-mail di spam e altre attività dannose. La portata e la sofisticazione di Rustock hanno mostrato la natura in evoluzione delle minacce informatiche, dove un singolo pezzo di malware può comandare un esercito di computer, trasformandoli in partecipanti involontari al crimine informatico.

3. Rootkit Mebroot (2007)

Il rootkit Mebroot, emerso nel 2007, ha segnato un’evoluzione significativa nella sofisticazione delle minacce informatiche. Secondo Virus Bulletin, i siti web infettati da Mebroot hanno registrato un numero impressionante di 50.000-100.000 visualizzazioni al giorno.

Questo rootkit era particolarmente insidioso perché non si limitava a infettare i computer nel senso tradizionale del termine; prendeva di mira il Master Boot Record, rendendolo incredibilmente furtivo e difficile da rilevare. Il suo metodo principale di diffusione era attraverso i download drive-by, in cui gli utenti ignari che visitavano un sito web compromesso scaricavano inconsapevolmente il rootkit.

Questo elevato volume di traffico verso i siti infetti ha sottolineato l’impatto diffuso del rootkit, trasformando silenziosamente la navigazione quotidiana sul web in un potenziale campo minato di minacce informatiche.

4. Rootkit Stuxnet (2010)

Stuxnet, scoperto nel 2010, rappresenta un momento di svolta nella storia della guerra informatica. Come riportato da Mac Solutions, questo rootkit non si è limitato a infettare i computer, ma ha causato danni fisici.

Prendendo di mira il programma nucleare iraniano, Stuxnet avrebbe rovinato quasi un quinto delle centrifughe nucleari del Paese. Ha ottenuto questo risultato infettando oltre 200.000 computer e causando un degrado fisico in 1.000 macchine.

L’unicità di Stuxnet risiedeva nella sua capacità di passare dal danno digitale a quello fisico, manipolando i sistemi di controllo industriali per raggiungere i suoi scopi distruttivi.

Questo attacco ha messo in evidenza una nuova spaventosa realtà: le minacce informatiche possono ora oltrepassare il confine digitale, causando una distruzione tangibile e reale.

5. Rootkit Alureon/TDL-4 (2011)

Nel 2011, il rootkit Alureon, noto anche come TDL-4, è emerso come una minaccia formidabile nel panorama informatico. Secondo The Hacker News, questo rootkit TDSS ha infettato ben 1,5 milioni di computer solo negli Stati Uniti.

Alureon era più di un semplice malware; era uno strumento sofisticato per i criminali informatici, che consentiva loro di rubare dati, disabilitare il software di sicurezza e creare una botnet per distribuire spam. Il suo metodo di infezione e la capacità di eludere il rilevamento lo hanno reso un incubo per i professionisti della sicurezza informatica.

La portata di questa infezione, che ha colpito milioni di computer, ha sottolineato la natura pervasiva di tali minacce e la facilità con cui possono infiltrarsi nei dispositivi di tutti i giorni.

6. Rootkit ZeroAccess (2011)

Lo stesso anno ha visto l’ascesa del rootkit ZeroAccess, un’altra massiccia minaccia informatica. Come riportato da Sophos, questo rootkit era responsabile di una botnet che ha infettato almeno 9 milioni di sistemi in tutto il mondo.

ZeroAccess si è distinto per aver preso di mira principalmente le entrate pubblicitarie e il mining di Bitcoin, trasformando i computer infetti in macchine che generano denaro per gli aggressori. La sua caratteristica di auto-aggiornamento ha fatto sì che potesse adattarsi e resistere agli sforzi di rimozione, rendendolo un nemico particolarmente resistente.

L’enorme numero di sistemi infetti ha evidenziato non solo l’impatto diffuso del rootkit, ma anche la vulnerabilità dei sistemi di tutto il mondo a questi attacchi informatici sofisticati e finanziariamente motivati.

7. Rootkit Flame (2012)

Il rootkit Flame, scoperto nel 2012, è stato un esempio notevole di spionaggio informatico e di complessità. Wired.com ha riportato che Flame ha inizialmente infettato circa 1.000 macchine, ma non è il numero che colpisce di più: è la sofisticazione e lo scopo del rootkit.

A differenza di molti dei suoi predecessori, Flame non era un’infezione di massa; piuttosto, era uno strumento di precisione per lo spionaggio informatico. Ha preso di mira organizzazioni specifiche, soprattutto in Medio Oriente, con un livello di complessità mai visto prima in altri malware. Flame poteva registrare l’audio, fare screenshot e trasmettere grandi quantità di dati.

La sua diffusione ha segnato una nuova era nelle minacce informatiche, in cui l’attenzione si è spostata su operazioni di spionaggio altamente mirate e sponsorizzate dallo Stato. La scoperta di Flame ha fatto luce sul crescente utilizzo di strumenti informatici da parte delle nazioni per la raccolta di informazioni, indicando un cambiamento importante nel panorama delle minacce alla sicurezza digitale.

Conclusione

Questo articolo ha svelato la realtà e l’impatto allarmante di alcuni dei più noti attacchi rootkit della storia. Dal rootkit Sony BMG Copy Protection al sofisticato rootkit Flame, ogni caso sottolinea l’evoluzione e la persistenza della minaccia rappresentata da questi tipi di malware. Questi esempi evidenziano non solo l’ingegnosità tecnica alla base di questi attacchi, ma anche le conseguenze diverse e di vasta portata che hanno su individui, organizzazioni e persino nazioni.

Alla luce di queste minacce, l’importanza di una solida sicurezza informatica non può essere sopravvalutata. Investire in soluzioni di cybersecurity affidabili di marchi fidati come Norton, Avast, TotalAV, Bitdefender, McAfee, Panda e Avira è fondamentale. Questi fornitori offrono funzioni di protezione avanzate che proteggono dalle altre minacce informatiche.

Investire in un software di questo tipo è più di una semplice salvaguardia; è una difesa necessaria contro le minacce informatiche sofisticate e in continua evoluzione che i rootkit rappresentano. Con la giusta soluzione antivirus, gli utenti possono ridurre significativamente la loro vulnerabilità a questi attacchi dannosi, garantendo un’esperienza digitale più sicura e protetta.

Fonti

  1. EFF.org
  2. WEB.archive.org
  3. Securityinfowatch.com
  4. Virusbulletin.com
  5. MAC-solutions.net
  6. TheHackerNews.com
  7. Wired.com

 

Autore: Tibor Moes

Autore: Tibor Moes

Fondatore e capo redattore di SoftwareLab

Tibor ha testato 39 antivirus e 30 VPN, e ha studiato cybersecurity all'Università di Stanford.

Utilizza Norton per proteggere i suoi dispositivi, CyberGhost per la sua privacy e Dashlane per le sue password.

Può trovarlo su LinkedIn o contattarlo qui.